La Festa della Bruna di Valeria Cinnella

<span class="entry-title-primary">La Festa della Bruna</span> <span class="entry-subtitle">di Valeria Cinnella</span>

La leggenda racconta di una bellissima donna che, in un giorno d’estate, chiese ad un umile carrettiere un passaggio nella città di Matera. Prima di scendere presso l’antica chiesa di Piccianello, consegnò all’uomo un bigliettino da portare al Vescovo della città. Quando l’uomo si voltò, ella si era trasformata nella statua della Vergine.Il biglietto diceva: “Io sono la Madonna e vengo a visitare il buon popolo di Matera; voglio intrattenermi con esso. Vieni a prendermi con tutto il Capitolo ed i principi della città e portami in Cattedrale che sarà la mia casa.” Improvvisamente il carretto si era tramutato in un meraviglioso carro trionfale, su cui troneggiava la maestosa statua della Madonna, che venne portato in processione sino in cattedrale.

La mia prima Festa della Bruna? Avevo 6 anni, camminavo dando la mano al mio papà per le vie di Matera tra palloncini e luci colorate. Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di sentire nell’aria quell’odore di zucchero filato misto a quello delle dolci caramelle vendute sulle bancarelledella città. O il suono della banda, l’allegro vociare della gente e il nitrire dei cavalli. Ricordi meravigliosi che conservo nel mio cuore e che mi hanno fatta innamorare della nostra festa patronale dedicata alla Madonna, che dal 1380, ogni 2 luglio, emoziona ogni materno e lascia a bocca aperta tutti i visitatori. Se non l’avete mai vista avete l’obbligo morale di venire qui il prossimo 2 luglio. Per noi materani questo è il giorno più lungo dell’anno:la sveglia, infatti, suona prestissimo quando la città è ancora avvolta nel buio della notte. Occorre scegliere un abbigliamento comodo, vestirsi in fretta, per prendere posto alla messa delle 5 celebrata con lo sfondo di San Francesco d’Assisi.

La gente inizia a radunarsi nella piazza antistante alla chiesa. Il sole arancio fa scendere quella gocciolina sulla fronte dei materani. Una giornata che si preannuncia calda già dalle prime ore del mattino! I Pastori, con i loro muli e le loro pecorelle, si preparano ad accompagnare il quadro della Vergine. I fedeli attraversano numerosi le vie antiche dei Sassi. Vi giuro che è uno spettacolo da togliere il fiato!

L’adrenalina che attraversa il corpo quando vengono accese le batterie dei fuochi pirotecnici è tanta. I ragazzi iniziano a correrci vicino mentre sale, sempre più, l’entusiasmo della gente che,se pur assonnata, applaude tra l’odore di polvere da sparo e carta bruciata. Ora, penserete che siamo matti qui, ma non è così! Le tradizioni dei nostri avi non si abbandonano, per noi sono come un cordone ombelicale mai tagliato. Ancora oggi basta alzare gli occhi e ammirare i balconi con le coperte e i velluti esposti in segno di festa!
Un’abbondante colazione e siamo pronti per la prossima tappa!Per i vicoli della città si incontrano i primi Cavalieri in sella ai loro destrieri ornati con tanto di nastri, fiori e pennacchi.Vanno ad incontrare il loro generale. La vestizione del sig. Tataranni, nel suo 50° anno da cavaliere, avviene presso Palazzo Lanfranchi; un rito affascinante e curato in ogni minimo particolare. Corazza, guanti e scarpe dorate riflettono le luci della sala e i flash dei fotografi, il maestoso mantello di velluto verdone e l’elmo con il pennacchio bianco adornano il Generale. L’emozione sul suo volto è visibile e contagiosa, la sala applaude e il trombettiere, altro simbolo acclamato della festa, conclude con simpatia il rito della vestizione.

Alle dodici, 80 cavalieri e 4 carrozze, trainate da meravigliosi cavalli adornati con alti pennacchi bianchi, accompagnano i componenti della curia, le statue della Madonna e del Bambinello presso la chiesa di Piccianello che nel pomeriggio saranno poste sul carro.  Alle 18 il Carro parte dal rione Piccianello per attraversare, per l’ultima volta la città. Poi sale sino in Cattedrale per lasciare la Vergine nella Sua casa, e dopo aver fatto i tre giri, riscendere in Piazza Vittorio Veneto per essere consegnato ai materani scalpitanti.Ci sono sensazioni difficili da raccontare, bisognerebbe viverle! Il rumore delle rotaie di ferro che corrono sulle chianche di via del corso ha sempre suscitato in me una grande emozione, dei brividi lungo la schiena. Così come la curiosità di scoprire se il carro arriverà integro in piazza. E poi il boato della folla quando i muli oltrepassano il Banco di Napoli. Il carro lo vedi passare davanti ai tuoi occhi, fissi gli angeli vibranti e i ragazzi pronti ad assaltarlo. In un attimo alle statue si aggiungono i corpi frenetici degli assalitori, che furiosamente “strazzano” le opere di cartapesta e i dipinti. Tutti fanno a gara per accaparrarsi il pezzo migliore!E’ un rito di buon auspicio. Una scena piena di folklore. Tra gli applausi fieri della folla che si sollevano nella piazza, i più coraggiosi passano innalzando con orgoglio i loro pezzi.La giornata termina con lo spettacolo pirotecnico! Il verde della Murgia si illumina al colore di quei fiori colorati di scintille che riempiono il cielo. E come si dice dalle nostre parti: Amogghj a mogghj all’onn c’ vaèn… che tradotto sta a significare: L’anno successivo (lo spettacolo) sarà più bello.

 

MUSMA

MUSMA

Appassionati d’arte? Benvenuti al Musma, allora!
Quello che vi sto per mostrare è il più importante museo italiano dedicato alla scultura contemporanea. Tappa obbligata per chiunque venga a visitare Matera.
Potete mancare proprio voi?

Un vero gioiello a due passi da piazza Duomo, la zona più antica e più alta della città. Una bella scoperta. Un luogo in cui perdersi per qualche ora lasciandosi alle spalle la frenesia della vita quotidiana. A tu per tu con i più grandi maestri del’900, da Kengiro Azumo a Marcello Mascherini, da Giacomo Manzù ad Arnaldo Pomodoro, fino a Fausto Melotti.

Nella splendida cornice di palazzo Pomarici sono custodite più di 400 opere tra sculture, ceramiche, medaglie, gioielli, disegni e incisioni. La storia di quest’elegante dimora è legata al nome di Cesare Pomarici, ricco notaio della provincia di Potenza, il quale nel 1682 sposò l’aristocratica materana Gaetana Firrau.
Pochi anni dopo, nel 1687, i due piccioncini acquistarono questo edificio signorile, che svetta sui tetti del Sasso Caveoso, e vissero su quei 2000 mq felici e contenti con tanto di pargoli. Praticamente due cuori e una capanna…
Ancora oggi i materani lo chiamano “Palazzo Pomarici” in onore della famiglia o “Palazzo delle cento stanze” per le sue enormi dimensioni.

Passeggiando per le sale, dei piani nobili, potrete respirare tutto il fascino delle atmosfere d’antan. Se c’era un’aristocrazia a Matera abitava qui tra i soffitti, con i bei cornicioni, e le alte finestre. Ma ritorniamo alle opere. Qui ammirerete sculture più classicheggianti.  Mi hanno colpito particolarmente le terracotte di Arturo Martini o “Il Birichino” di Menardo Rosso, del 1883. Rappresenta un bambino sorridente. Nella ricerca plastica del volto è evidente l’influenza del francese Rodin. Non trovate?

O la Donna accovacciata di Emilio Greco, costruita attraverso la linea curva. Qui è racchiusa tutta la sensualità della terra siciliana. Occhio, il materiale vi ingannerà. Sembra bronzo ma, in realtà, si tratta di gesso-patinato. Nelle altre sale ci sono sculture decisamente più moderne. Troverete opere dell’astrattismo e qualcosa della cultura sud-americana.

Ma il Musma è anche stato ribattezzato “museo dell’amicizia” perché è fatto di donazioni di galleristi. Al buon cuore dell’editore milanese Vanni Scheiwiller e della moglie Alina Kalczynska si deve la sua ricca biblioteca e molte opere d’arte. Un luogo che diventa anche degno coronamento all’incontro tra amiche. Per questo ho deciso di andare a visitarlo con la mia amica Simona. Tra l’altro, neanche ci fossimo messe d’accordo, ci siamo presentate come le gemelle Kessler, con lo stesso cappottino rosa…Ah, questione di feeling!

Dalla corte principale si accede a sette ampie grotte, interamente scavate nella roccia calcarenitica. Gli ipogei rappresentano una location davvero suggestiva dove le sculture moderne, incastonate nel tufo, sembrano pietre preziose montate su antichi monili. Qui potrete ammirare opere dell’espressionismo astratto, della scuola di New-York degli anni’30 e del 900.  Un gioco di volumi dove i pieni e i vuoti delle sculture si fondono armonicamente con quelli dell’architettura dei Sassi. Un tempo questi antichi ambienti erano utilizzati dalla famiglia Pomarici come stalle e ricovero per le carrozze, granai per la conservazione delle derrate alimentari e frantoi, come testimoniano i palmenti, le grandi vasche per la pigiatura dell’uva.

Le “Sale della Caccia” sono delle vere e proprie chicche nascoste all’interno del bel palazzotto. Tra queste antiche mura è custodita una ricca collezione di ceramiche. Guardatevi intorno e contemplate le bellissime pitture parietali settecentesche raffiguranti scene di caccia, scorci di vita bucolica e decorazione a grottesche. L’effetto Wow è garantito!

Un capitolo a parte meriterebbero i meravigliosi cancelli. Vere e proprie opere d’arte realizzate da maestranze locali su disegni di artisti.

Quando ho lasciato il Musma, un po’ ho invidiato quelli della fondazione Zétema che vivono immersi tra poesia, arte e bellezza. Beati loro!

CONTATTI
Musma
Museo della scultura Contemporanea
Via S. Giacomo, 75100 Matera
www.musma.it

GIORNI E ORARI DI APERTURA
dal 7 novembre al 14 marzo: 10.00 – 14.00 (apertura pomeridiana straordinaria: € 25,00 + Visita guidata: €25,00)
dal 1° ottobre al 5 novembre e dal 15 marzo al 31 marzo: 10.00 – 18.00
dal 1° aprile al 30 settembre: 10.00 – 14.00 / 16.00 – 20.00

Aperto dal martedì alla domenica.
Giornata di chiusura il lunedì (escluso i giorni festivi).
Il museo è chiuso il 25 dicembre, il 1 gennaio e il 2 luglio.

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PINO OLIVA Una vita a colori

<span class="entry-title-primary">PINO OLIVA</span> <span class="entry-subtitle">Una vita a colori</span>

Quando mi capita di intervistare un artista, parto sempre molto entusiasta ma, anche un po’ prevenuta. Perché, diciamocela tutta, spesso artista fa rima con montato, spocchioso, arrogante, insomma un super-uomo in preda al delirio di onnipotenza, quasi fosse un Dio sceso in terra tra noi comuni mortali.
Così quando Pino Oliva ha accettato di raccontarsi per Matera Secrets si sono fatti avanti prepotenti i soliti dubbi: Chissà che tipo sarà? E se mi risponde in croce? E se è antipatico? E se mi manda via dicendo che non ho capito niente delle sue opere?
Vabbè adesso gli invio una mail e disdico tutto.
Ehi?? Sto scherzando, naturalmente!
Non è stato niente di tutto ciò.
Anzi, devo ammettere, che è bastato un suo sorriso cordiale e una stretta di mano vigorosa per farmi ricredere seduta stante. Perché chiariamo subito una cosa: Pino Oliva oltre ad essere un artista è anche un vero signore nei modi e nell’animo. Ed ora capirete perché.

Nato a Matera nel 1965. Una laurea in legge nel cassetto e un sogno. Non quello di fare l’avvocato certo, ma di seguire quel suo cuore audace e coraggioso che già sapeva bene dove condurlo. In Italia la sua fortuna è legata al fumetto; infatti, molti dei suoi racconti sono stati pubblicati su riviste nazionali. Ma lui è tanto altro: grafico, illustratore, musicista, pittore. Insomma un artista a 360 gradi.
Il fumetto è l’arte del racconto. Quindi è molto minuzioso, impegnativo come lavoro. Nella pittura, invece, io mi libero dal disegno perché le forme le imprimo con i colori.  E’ un momento di ricerca interiore. Ma pittura e fumetto sono il mio mondo. Non faccio distinzione, tutto nasce sotto il cappello della creatività”.

Se passeggiate in via Ridola fermatevi alla Galleria Opera “arte & arti” per ammirare i suoi splendidi quadri. Un’esplosione di colore, di energia, di vitalità vi travolgeranno. Scene di vita quotidiana, feste popolari, visioni oniriche. Impossibile rimanere indifferenti di fronte alle sue tele che raccontano la sacralità di Matera.


“Quando dipingo queste Madonne nere che camminano nei Sassi voglio accentuare questo senso di sacralità, di magia.  Perché  Matera è magica. Non è solo una città ma anche un luogo interiore. Introspettiva. Multiforme. Liquida. Riflette il tuo stato d’animo come uno specchio. Matera porta alla luce i tuoi sentimenti più profondi se la guardi con gli occhi del cuore”.

Pennellate di rosso, arancio, turchese e giallo tingono le tele. Perché Pino Oliva ama i colori caldi dell’estate e la magia dei cieli stellati nella notte di San Lorenzo quando l’etere brilla di desideri. Bagliori dorati ricoprono anche il corpo dei suoi personaggi sempre sospesi tra sogno e realtà. Donne e uomini accanto a finestre che si affacciano sul mondo.
“Amo moltissimo i colori. Rappresentano i nostri stati d’animo. Io ho una mission nella vita che è quella di rendere felici le persone che mi sono vicine. Attraverso i miei quadri io cerco di trasmettere serenità”.
Ve l’avevo detto che era un vero gentleman! 😉

CONTATTI
Pino Oliva
Galleria Opera Arte & Arti, via Ridola 4
Tel 0835/ 256473
www.opera.it
info@pinooliva.com
www.pinooliva.com

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Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci Il complesso rupestre che affascinò Mel Gibson

<span class="entry-title-primary">Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci</span> <span class="entry-subtitle">Il complesso rupestre che affascinò Mel Gibson</span>

Succede di percorrere km e km in macchina per andare a visitare città lontane. Succede di attendere pazientemente in fila, ore ed ore, per entrare agli Uffizi di Firenze, ai musei Vaticani o al Louvre di Parigi.
Succede di comprare un biglietto aereo e volare dall’altra parte del mondo per poi millantarsi, con gli amici, dei nostri ultimi viaggi: “Caro, non sai quanto è bello il Giappone?!! E in Australia ci sei mai stato? Ma davvero non hai visto New York??!!
E così succede che facciamo tante cose ma poi non conosciamo le bellezze di casa nostra. O no?
Beh, non so a voi, ma a me è successo proprio così. E questa è la mia storia. Vivo ormai da tre anni a Matera, ma non avevo mai visto il complesso delle chiese rupestri Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. E devo dire che quando sono andata a visitarlo, in un pomeriggio grigio e piovoso di fine settembre, è successo che mi sono sentita terribilmente sciocca per non averlo fatto prima. (E qui un GRAZIE, grande quanto una casa, va ai miei amici Gianvito e Rossana per avermi fatto scoprire questa meraviglia).
Dunque, se venite a Matera non perdetevi assolutamente questo gioiello architettonico interamente scavato nella roccia. Si trova nel cuore della Civita, la parte più antica della città. Non andare a visitarlo sarebbe quasi un reato! E poi non dite che non vi avevo avvisato?!
Ora, se avete voglia, vi faccio dare una sbirciatina a questo luogo affascinante e misterioso in cui potrete rivivere atmosfere e suggestioni che si perdono nella notte dei tempi.

Questa che vedete è la chiesa rupestre Madonna delle Virtù risale al XII secolo ed è in stile romanico-pugliese, come racconta Valeria, la mia bravissima guida, indicandomi i capitelli e il soffitto a “schiena d’asino”.
L’ambiente umile e raccolto vi infonderà un’immediata sensazione di pace e benessere spirituale. Gli affreschi scoloriti sulle pareti, l’odore dell’umido, le rughe del tempo sui muri raccontano una storia di arte e bellezza.
Fa rabbia pensare che per tanti anni questa chiesa venne trasformata in discarica. Standing ovation, quindi, al Circolo culturale la Scaletta di Matera che nel 1967 si accorse di questa meraviglia e diede il via ai lavori di restauro!

Tramite una scalinata, posta all’esterno, si accede alla cripta di San Nicola dei Greci. Questa chiesa è ancora più antica della prima, infatti risale al IX secolo.

Qui potrete ammirare bellissimi affreschi di influenza bizantina. A me è piaciuto particolarmente quello, nell’abside sinistra, con i Santi ( Nicola, Barbara e Pantaleone). Mentre in quella di destra vi è raffigurata una Crocifissione. A voi, invece, quale piace di più?

Oltre alle due chiese, potrete visitare l’annesso monastero e degli esempi di vecchie abitazioni, comunemente chiamate case-grotta.
Il monastero risale al IX- X secolo. In un primo momento vi abitarono i religiosi ma, dopo il 1700, questi ambienti vennero utilizzati dai contadini come pagliaio e per la conservazione e produzione del vino. Il “palmento”, ovvero l’enorme vasca per la pigiatura dell’uva, che vedete nella foto qui sotto, ne è una chiara testimonianza.

Vi svelo una chicca: anche il regista americano Mel Gibson s’innamorò di questi luoghi misteriosi tanto da girare alcune scene del film “The Passion”.
Oggi il monastero ospita le opere d’arte dello scultore Novello Finotti, visibili al pubblico fino al 5 novembre. Trentotto opere in marmo e in bronzo sospese tra surrealismo e metafisica.

Il mio tour si conclude con la visita alle case-grotta con tanto di cisterne e mangiatoie. Sono esempi dell’antico abitare materano fino agli anni’50. Non tutti sanno che Matera è stata inserita nell’Unesco per il suo sistema di raccolta delle acque, come testimoniano queste antiche abitazioni interamente scavate nel tufo. L’acqua piovana veniva raccolta all’esterno. Poi tramite dei canali di “decantazione”, che servivano per purificarla, arrivava dritta dritta alla cisterna interna dove veniva utilizzata per uso domestico. Ingegnosi questi materani, no? E ora, tutti in fila a prendere il vostro biglietto al Caveheritage!!! 😉

Contatti
Cave Heritage- Arte, Cultura e Turismo
Tel: +39 3774448885
Info@caveheritage.it
www.caveheritage.it
Via Mad. Delle Virtù- Rione dei Sassi- 75110 Matera

LUCE. L’immaginario italiano a Matera

LUCE. L’immaginario italiano a Matera

Se capitate nella città dei Sassi non perdetevi assolutamente la mostra Luce. L’immaginario Italiano a Matera. Segnatelo subito in agenda e sottolineatelo con più evidenziatori, vedrete che mi ringrazierete.

Appuntamento imperdibile per gli appassionati di fotografia organizzato dalla Fondazione Sassi ed ospitato nelle stanze dell’ex-ospedale San Rocco fino al 15 settembre.

Un nostalgico viaggio indietro nel tempo tra filmati, vecchie fotografie, documentari, cinegiornali che raccontano la storia del nostro Paese dagli anni’20 fino al boom-economico.

Album di ricordi da sfogliare con la mente per ripercorrere insieme il biennio fascista raccontato dai documentari dell’istituto Luce, dalla propaganda politica e dai cine-giornali dell’epoca.

Vi è anche una sezione interamente dedicata alla città di Matera che si apre con un video del regista Marcellini, uno spaccato di vita quotidiana nei Sassi. Poi, ci sono le riprese dall’alto in elicottero dove la città pare un alveare di pietra ed i filmati in bianco e nero della visita di De Gasperi con la consegna delle cinquanta case nel borgo La Martella fino alle processioni per la festa patronale della “Madonna della Bruna” del 1935.

Confesso di essermi emozionata a guardare quell’Italia che ormai non esiste più se non sui libri di storia o nei ricordi di qualche nonno. Una cartolina ingiallita dal tempo, popolata da contadini, massaie e bambini che giocavano scalzi per le strade. Ho respirato quell’aria genuina di un Paese agricolo che non aveva ancora conosciuto la modernizzazione. Un Paese, dove le fontane diventavano un luogo di conversazione perché le attese di quelle donne, in fila con l’anfora sulla testa, erano lunghe e pazienti. Un Paese, dove la sera ci si sedeva con i vicini a guardare in televisione Mike Buongiorno con il suo Rischiatutto. Un Paese in cui la gente non aveva lo sguardo perennemente fisso sul cellulare, ma aveva ancora la curiosità di guardarsi attorno, di ascoltare le conversazioni altrui, ma soprattutto di guardare in faccia chi stava seduto accanto.

Non aggiungo altro. Vi lascio alla dolcezza di queste immagini.

Si ringrazia per la collaborazione fotografica, Marianna Altieri

LUCE. L’IMMAGINARIO ITALIANO A MATERA

Fondazione Sassi Via San Giovanni Vecchio, 24
Ex Ospedale San Rocco Via San Biagio 31
Fondazionesassi.org
Tel: 08351950111

Dal 01 Giugno al 15 Settembre

Lun-dom-Festivi 10:00-13:00  / 15:00-20:00

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La festa della Bruna

La festa della Bruna

Il 2 luglio è stato un giorno importante per i materani che hanno festeggiato la Madonna della Bruna, la Santa protettrice.

La tradizionale festa Patronale, che mescola sacro e profano, è un evento molto atteso. La città si sveglia prestissimo. Infatti, già dalle prime ore del mattino, sotto un cielo ancora rosato, si svolge lenta la processione dei pastori, in cui il quadro della Vergine viene condotto per le chiese del sasso Caveoso e Barisano tra le batterie delle polveri da sparo.

Questo è il giorno più lungo per Matera, ma anche quello più sentito e vissuto, che si conclude con il tradizionale “strazzo”, ovvero lo sfascio al carro di cartapesta. Ogni anno i materani ne realizzano uno nuovo, così come narra la leggenda del conte Tramontano il quale prometteva alla cittadinanza tutto il necessario per la sua realizzazione in onore della Santa Patrona.

Uno spettacolo poco adatto a chi teme di essere coinvolto in una rissa e soffre di demofobia 😉

Migliaia di materani assalgono il carro, come formiche, desiderose di portare a casa anche un pezzo solo di qualche statuina come segno benaugurante.

Un copione che ogni anno si ripete sotto gli occhi increduli (e forse anche un po’ spaventati) di molti turisti che assistono per la prima volta, ma che ha sempre un certo folklore.

Tra luminarie colorate, musica, risate, bancarelle, palloncini, giostre e l’immancabile profumo di caramelle e zucchero filato, la festa continua. Fiumi di persone affollano le vie del centro storico per poi ritrovarsi tutte con il naso all’insù …Grandi e piccini ad ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Una pioggia di stelle filanti verdi, gialle, rosse e blue illuminano nella notte più lunga dell’anno il bellissimo paesaggio dei Sassi di Matera.

CONTRIBUTOR

Flavia Carbone

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C’era una volta Matera

C’era una volta Matera

In un mondo sempre più frenetico e globalizzato esiste ancora un posticino che incanta per la sua purezza e autenticità, per la sua silenziosa bellezza, un posto dove nelle calde sere d’estate è ancora possibile ammirare tutto lo splendore di un limpido cielo stellato.
Sto parlando di Matera, città che amo intensamente e in cui ho la fortuna di vivere, una tra le più antiche al mondo, abitata sin dal Neolitico. La prima volta che la vidi mi parve una piccola Gerusalemme bianca con le sue casette basse e le stradine in pietra. Impossibile non rimanere colpiti dalla luce e dall’intensità dei suoi colori in uno scenario scolpito dal tempo.

Ho deciso di partire da qui e di dedicare il mio primo post alla sua storia. Una storia che nella povertà e nella sofferenza trova la forza e il coraggio del suo riscatto.

C’era una volta Matera… la Cenerentola del Mezzogiorno, umiliata e denigrata a Vergogna Nazionale. Nel dopoguerra è uno dei luoghi più poveri d’Italia come ci racconta lo scrittore Carlo Levi nel suo libro Cristo si è fermato ad Eboli.

Ma quanto poteva essere dura la vita nei Sassi?

Qualcuno li paragonò ad un girone dantesco, altri ad una casba precipitata in una voragine, altri ancora ad un ruvido presepe napoletano. La vergogna nazionale viveva in case scavate nel tufo, senza luce e acqua corrente, con galline e muli come coinquilini e malattie infettive che si propagavano da grotta in grotta. Gli abitanti dei Sassi erano quasi tutti contadini, gente onestissima e schietta, abituata a lavorare duramente. Un mondo semplice e limpido ma in contrasto con la civiltà del XX secolo.

Matera diviene la pietra dello scandalo, l’esempio per gli americani per utilizzare il piano Marshall italiano. Così, dopo il decreto firmato da De Gasperi nel 1954, il cuore di Matera viene svuotato della sua gente. Nascono tre nuovi quartieri, piccoli borghi ai margini della città vecchia dove vengono edificati case e alloggi popolari. I Sassi restano lì, disabitati per decenni, immobili e ripudiati a raccontare la loro storia ad un mondo che non la vuole ascoltare. Se per i giovani fu facile voltare pagina e ricostruirsi una nuova vita, per gli anziani il passaggio dalle vecchie dimore di tufo agli appartamenti nuovi di zecca fu molto difficile e sofferto.

Ma i sociologi misero in luce anche aspetti positivi della vita nei Sassi come l’assenza di criminalità e lo spirito di solidarietà che univa la gente: un bambino ammalato diventava figlio di tutti. Si scoprì tra le grotte un patrimonio di saggezza contadina fatta di antiche tradizioni.

Il riscatto vero e proprio per Matera arriva con il cinema che si accorge della sua bellezza e la fa conoscere al mondo intero. Dal “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, a “The Passion” di Mel Gibson fino all’ultimo Kolossal “Ben Hur”.Questo paesaggio lunare ed incontaminato, privo di segni di modernità, ha stregato tanti registi colpiti dalla sua magia e spiritualità. Matera presta il suo volto alla Terra Santa divenendo il teatro della vita di Gesù e i Sassi si trasformano nel primo presepe della storia del cinema.

Matera non soltanto è riconosciuta Patrimonio Unesco nel 1993 ma viene anche proclamata Città della Cultura Europea per il 2019. Alla faccia di quanti la definivano vergogna nazionale! 😉

Ma la strada è ancora lunga…. Matera può essere il riscatto del sud, perché può stravolgere tanti di quegli stereotipi e di quei pregiudizi, tante di quelle nostre indolenze.

Non spetta solo allo Stato ma a tutti i cittadini (ognuno nel suo piccolo) dare il proprio contributo per approfittare di questa circostanza e per ridisegnare il proprio ruolo nel Mezzogiorno. Io ho deciso di mettermi in gioco, e tu? 😉 

 

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